LA RISTRUTTURAZIONE MENTALE: Come impiantare un’idea
Di Gianpaolo Marcucci

Al fine di ristrutturare una mente disfunzionale, sarà necessario effettuare ciò che viene chiamato “impianto di idee” nel paziente, idee che permettano alla sua mente di funzionare correttamente.
L’impianto di un’idea può essere di due tipi, diretto o indiretto. Prenderemo qui in esame l’impianto indiretto aiutandoci con un esempio:
Il paziente vive, con sofferenza, ansia e stress, una vita totalmente disorganizzata e inconcludente e non riesce a migliorare alcun aspetto di essa.
Non raggiunge ciò che vuole e prova sempre frustrazione, stanchezza, ansia e depressione, andando avanti per inerzia nella speranza che il futuro cambierà le cose, perdendo, ogni giorno sempre di più, energia e vitalità.
Il paziente presenta chiari segni di disfunzionalità mentale:
– Non dorme o dorme male
– Mangia male e/o irregolarmente
– Non è in grado di curarsi correttamente della famiglia e delle relazioni (interagisce in base ai propri stimoli emotivi, senza visione d’insieme, andando spesso in contrasto con gli altri)
– Non è in grado di curarsi del suo benessere psico-fisico (si trascura)
– Non è in grado di curarsi del suo benessere lavorativo (non è in grado o non vuole svolgere il lavoro col quale si mantiene, né è in grado di creare un’alternativa, né calcola le reali conseguenze di una perdita di tale lavoro, né considera un cambio di atteggiamento nei confronti dello stesso).
In questo caso il paziente presenta una situazione di stallo psico-emotivo, è totalmente bloccato, da un lato non ha quello che vuole, o meglio crede di ottenere sempre il contrario di ciò che vuole, dall’altro lato non si impegna abbastanza per cambiare la situazione. Agisce in maniera disorganizzata sulla superficie (vive alla giornata come fosse un animale nella foresta, ma con ansia), adotta goffamente soluzioni tampone nei confronti dei sintomi del problema senza mai agire alla radice, perché non la conosce o perché in essa vi sono degli aspetti a cui il paziente, nella sua rigidità, non vuole rinunciare.
Il paziente vuole liberarsi da questo blocco che sente (a tratti più o meno forte) ma non sa come fare.
Attraverso un’appropriata ristrutturazione della mente del paziente è possibile modificare la maggior parte degli aspetti disfunzionali della sua mente, permettendogli di ottenere un risultato soddisfacente.
In sintesi, per raggiungere tale scopo è necessario un lavoro di analisi della mente del paziente da parte del terapeuta, volta ad individuare l’idea scorretta nella sua forma più pura possibile. Poi sarà necessario effettuare la modifica delle idee scorrette, avvicinandosi attraverso l’uso di idee limitrofe, entrando da più parti, usando quindi idee che sono compatibili sia con l’idea scorretta del paziente, sia con l’idea corretta (immaginiamo i tasselli di un puzzle con più denti e rientranze da varie parti che posso unirsi allo stesso tempo a più tasselli diversi), accerchiando l’idea scorretta e iniziando a sostituire le sue parti superficiali con parti di idee sempre più corrette. Cosa significa nell’atto pratico? Procediamo per gradi:
Il problema alla base del paziente in questione, ad esempio, ha a che fare con lo spazio mentale. Il paziente ha necessità di riorganizzare la sua vita (e quindi la sua mente) e per prima cosa dovrà imparare a fare spazio.
In questo momento la sua mente ha tutti i comparti confusi e mischiati tra di loro, disorganizzati. Così, anche le attività che svolge durante il giorno sono confuse e disorganizzate. A volte mischiate tra loro. Tutta questa confusione e disorganizzazione causa uno sfiancante dispendio di energie: tutte le energie del paziente sono utilizzate per mantenere il castello di confusione e disorganizzazione quotidiana (come se il paziente stesse impiegando tutto se stesso a mantenere una pila di piatti sporchi per non farli cadere per terra, tutto il giorno, tutta la vita, da dieci o venti anni). La prima cosa dunque che si dovrà fare sarà spazio, sia letterale che simbolico.
Ma se il paziente è finito in questo buco, per lui lo spazio sarà sicuramente qualcosa di brutto, in qualche modo fare spazio per il paziente significherà perdere qualcosa, ad esempio, il controllo, o la ossessiva prossimità nei confronti dei suoi possedimenti affettivi che rende più sopportabile la confusione e la solitudine che ha sentito da piccolo quando ha deciso di seguire l’idea che fare spazio era brutto.
In tal caso noi dovremo iniziare la ristrutturazione mentale partendo dall’impianto dell’idea che il “fare spazio” è positivo, ovvero dovremo cambiare la volontà profonda del paziente.
Per fare questo dobbiamo far si che sia il paziente stesso a maturare la volontà di spazio, in modo che esso non rifiuti l’impianto. Il lavoro sarà dunque quello di far attecchire un impianto di un’idea di volontà dormiente. L’idea sarà il seme, la volontà l’albero.
Per un impianto di questo tipo si parte sempre dall’individuazione le idee che sono confinanti con l’idea che si vuole modificare. In ognuna di queste idee del paziente, che confinano con l’idea da modificare, si deve inserire il codice matrice dell’idea che si vuole impiantare, un codice virus che vada ad agire sull’idea scorretta non direttamente (ovvero causando rifiuto) ma indirettamente, attraverso, appunto, le idee confinanti.
Visto che l’idea che volgiamo impiantare è un’idea di volontà, dovremo prendere in considerazione idee di volontà di sponda rispetto a quella da cambiare, come, ad esempio, nel caso di un ipotetico soggetto descritto sopra:
Volontà di ristrutturare/cambiare casa
Volontà di stare meglio
Volontà di cambiare lavoro o di stare in migliori condizioni lavorative
Volontà di avere maggiore organizzazione
Volontà di dormire meglio e di più
Volontà di essere tutelati e rispettati
Volontà di realizzarsi
Volontà di creare qualcosa di buono
Volontà di crescere una famiglia sana e di successo
Etc
Tutte volontà dove sarà facile inserire il codice Virus: “fare spazio è bello”.
Stimoliamo ad esempio la volontà, nel paziente, di ristrutturare/cambiare casa. In questa impiantiamo l’idea che ristrutturando/cambiando casa il paziente andrebbe a stare meglio e “ad avere più spazio”.
Nell’idea di ristrutturare casa “solo per avere una casa nuova”, noi inseriamo, così, un codice che dice: “la volontà di ristrutturare/cambiare casa implica la volontà di avere più spazio” cosa che prima non era esistente nella coscienza del paziente o era considerata negativa.
In questo modo abbiamo impiantato il primo seme di volontà (per associazione) di “fare spazio”.
Faremo questo lavoro con tutte le idee confinanti con l’idea scorretta.
Quando tutte le idee confinanti, o comunque la maggior parte, avranno in sé il codice virale “fare spazio è bello”, l’idea scorretta che fare spazio è brutto colliderá con esse e, per il principio della dissonanza cognitiva, la mente in automatico approverà la modifica dell’idea scorretta per renderla coerente con le altre e sopravvivere come struttura psicologica.
Il paziente ossessivo che non aveva spazio in casa, che odiava l’idea di fare spazio tra le sue attività, tra sè e i figli/genitori/partner/cani/gatti, che non voleva spazio tra i suoi pensieri e che comunque soffriva lo spazio perché lo faceva sentire inadeguato e perso e che per questo viveva in confusione e disorganizzazione, vuole ora fare spazio e si adopererà, da ora in avanti, a riguardo chiedendo al terapeuta cosa fare per raggiungere tale scopo.
In questo modo il terapeuta potrà dire al paziente cosa fare senza la creazione di resistenze.
A partire da qui, una volta fatto lo spazio necessario per affrontare e risolvere il problema, si procederà allo stesso modo con l’impiantare idee di volontà corretta al posto di tutte quelle idee scorrette che sostengono inconsciamente il problema lamentato dal paziente.